Blog

Suonano le campane… Pasqua si avvicina, festa simbolo di resurrezione, risveglio, che accompagna lauti pranzi e sfrigolar di grigliate. Una delle feste religiose più importanti che  celebrata da secoli con brani e canti che si tramandano nel tempo. Ecco un ideale percorso musicale per questi giorni di festa.

J. S. BACH – ORATORIO DI PASQUA

Questo ideale percorso parte da un classico per eccellenza: Johann Sebastian Bach – Oratorio di Pasqua BWV 249 nell’esegunzione The Amsterdam Baroque Choir & Orchestra, Ton Koopman.

L’Oratorio di Pasqua è la prima delle sue opere che Bach chiama “Oratorio”; le altre sono l’Oratorio di Natale e l’Oratorio dell’Ascensione.
In questa composizione la maggior parte del materiale proviene dalla Cantata BWV 249 A, una cantata profana scritta per il compleanno del Duca Cristiano di Sassonia-Weissenfels ed eseguita il 23 febbraio 1725, che prontamente viene riutilizzata per celebrare la Pasqua dello stesso anno (1° aprile 1725).

I primi due movimenti (Sinfonia e adagio) sono puramente strumentali; la sinfonia introduce trionfalmente con trombe e timpani la vittoria di Cristo sulla morte, poi l’atmosfera diventa più raccolta per raccontare la gioia della Resurrezione.
Con il terzo movimento (coro) è rappresentata l’esortazione degli apostoli Pietro e Giovanni ad avviarsi con gioia verso il sepolcro per constatare la Resurrezione di Cristo.
Nel recitativo successivo, a quattro voci, i due apostoli incontrano Maria Maddalena e Maria di Cleofa (detta Jacobi perchè madre di Giacomo): quest’ultima, nell’aria seguente con flauto obbligato, afferma l’inutilità degli aromi di sepoltura per il Cristo risorto, cui si addicono invece le corone d’alloro.
Maria Maddalena, Giovanni e Pietro (recitativo n.6) constatano lo spostamento della pietra sepolcrale e il sudario vuoto di Gesù e Pietro (aria n.7) medita sulla morte che, dopo la Resurrezione di Cristo, non è più motivo di dolore e angoscia per l’uomo.
Ritornano in scena le due Marie con un recitativo-arioso (n. 8) e poi con un’aria della sola Maria Maddalena (n. 9, con oboe obbligato) che esprimono l’ardente desiderio di rivedere l’amato Maestro.
L’Oratorio termina con l’invito a gioire per il compimento della Salvezza (recitativo di Giovanni e coro finale).

3. Coro: “Kommt, eilet und laufet”
Kommt, eilet und laufet, ihr flüchtigen Füße,
Erreichert die Höhle, die Jesum bedeckt!
Lachen und Scherzen
Begleitet die Herzen,
Denn unser Heil ist auferweckt.
4. Recitativo: “O kalter Männer Sinn!”
Maria Maddalena
O kalter Männer Sinn!
Wo ist die Liebe hin,
Die ihr dem Heiland schuldig seid?
Maria Jacobi
Ein schwaches Weib muß euch
beschämen!
Pietro
Ach, ein betrübtes Grämen
Giovanni
Und banges Herzeleid
Pietro, Giovanni
Hat mit gesalznen Tränen
Und wehmutsvollem Sehnen
Ihm eine Salbung zugedacht,
Maria Jacobi, Maria Maddalena
Die ihr, wie wir, umsonst gemacht.
5. Aria: “Seele, deine Spezereien”
Maria Jacobi
Seele, deine Spezereien
Sollen nicht mehr Myrrhen sein
Denn allein
Mit dem Lorbeerkranze
prangen,
Stillt dein ängstliches Verlangen.
6. Recitativo: “Hier ist die Gruft”
Pietro
Hier ist die Gruft
Giovanni
Und hier der Stein,
Der solche zugedeckt;
Wo aber wird mein Heiland sein?
Maria Maddalena
Er ist vom Tode auferweckt!
Wir trafen einen Engel an,
Der hat uns solches kundgetan.
Pietro
Hier seh ich mit Vergnügen
Das Schweißtuch abgewickelt liegen.
7. Aria: “Sanfte soll mein Todeskummer”
Pietro
Sanfte soll mein Todeskummer
Nur ein Schlummer,
Jesu, durch dein Schweißtuch sein.
Ja, das wird mich dort
erfrischen
Und die Zähren meiner Pein
Von den Wangen
tröstlich wischen.
8. Recitativo: “Indessen seufzen wir”
Maria Jacobi, Maria Magdalena
Indessen seufzen wir
Mit brennender Begier:
Ach, könnt es doch nur bald geschehen,
Den Heiland selbst zu sehen
9. Aria: “Saget, saget, ir geschwinde”
Maria Magdalena
Saget, saget mir geschwinde,
Saget, wo ich Jesum finde,
Welchen meine Seele liebt!
Komm doch, komm,
umfasse mich,
Denn mein Herz ist ohne dich
Ganz verwaiset und betrübt.
10. Recitativo: “Wir sind erfreut”
Giovanni
Wir sind erfreut,
Daß unser Jesus wieder lebt,
Und unser Herz,
So erst in Traurigkeit zerflossen und geschwebt,
Vergißt den Schmerz
Und sinnt auf Freudenlieder;
Denn unser Heiland lebet wieder.
11. Coro: “Preis und Dank”
Preis und Dank
Bleibe, Herr, dein Lobgesang!
Höll undTeufel sind bezwungen,
Ihre Pforten sind zerstört;
Jauchzet, ihr erlösten Zungen,
Daß man es im Himmel hört!
Eröffnet, ihr Himmel, die prächtigen Bogen,
Der Löwe von Juda kömmt siegend
gezogen!
12. Corale: “Es hat mit uns nun keinen Not”
Es hat mit uns nun keinen Not
nichts schadet uns der ewig Tod
Christus, der hat in dieser Schlacht
gesieget und uns frei gemacht.

F. HÄNDEL – “LA RESURREZIONE”

Continuiamo con l’ascolto di un’oratorio che è senza subbio uno dei gioielli musicali del barocco: Georg Friedrich Händel – “La Resurrezione”, Oratorio per soli, coro e orchestra (HWV 47).

Collegium 1704, dir. Václav Luks
• Angelo: Hana Blažíková, soprano
• Maddalena: Kateřina Kněžíková, soprano
• Maria di Cleofa: Mariana Rewerski, alto
• San Giovanni: Eric Stokloßa, tenore
• Lucifero: Tobias Berndt, basso

 

L’oratorio viene commissionato dal marchese Ruspoli per essere eseguito la Domenica di Pasqua del 1708 a Palazzo Bonelli; una sfarzosa rappresentazione con scene appositamente dipinte, con un ricco organico orchestrale il cui primo violino era Arcangelo Corelli, e con cinque solisti tra cui figurava nella parte di Maria Maddalena, a dispetto della regola che escludeva le donne dalle esecuzioni musicali, Margherita Durastanti, una protetta del Ruspoli che nelle repliche successive fu sostituita da un castrato per ordine papale.

L’azione si svolge tra la seconda notte (sabato) dopo la Crocifissione e la mattina seguente; il dipanarsi della narrazione è affidato ai recitativi, le arie esprimono gli stati d’animo dei cinque personaggi: Lucifero (basso), Maria Maddalena (soprano), l’Angelo (soprano), San Giovanni Evangelista (tenore), Santa Maria di Cleofa (contralto). Secondo gli usi del tempo, l’opera è divisa in due parti e nella seconda, i toni drammatici si smorzano per avviarsi con tenerezza alla gloria finale della Resurrezione.

Sinossi
PARTE I
Scena 1 – In un dialogo fra l’Angelo e Lucifero, quest’ultimo domanda da dove venga tanta luce e il motivo di quell’insolita visita. La creatura celeste risponde annunciando la venuta del Re. Il signore degli abissi, cacciato un tempo dal Paradiso, crede ora di aver avuto la sua rivincita poiché in quel giorno il Figlio di Dio è stato sconfitto dalla morte. L’Angelo gli impone di tacere; infatti egli non comprende che Dio ha scelto di soffrire la Passione per amore e che con il suo gesto ha riscattato l’umanità evinto la morte.
Scena 2 – Maddalena e Cleofe si dolgono della morte di Gesù, quindi giunge Giovanni a consolarle e infondere in loro la speranza giacché il terzo giorno, quello della Resurrezione, è prossimo. Maddalena e Cleofe si recano presso il sepolcro di Cristo con balsami e unguenti, mentre Giovanni si reca a confortare la Vergine Maria.
Scena 3 – L’Angelo invita le anime dei morti a uscire dal tetro luogo ove per lungo tempo hanno atteso il momento di seguire Cristo nel giorno del trionfo della vita.PARTE II
Scena 1 – Rimasto solo, Giovanni racconta le lacrime versate dalla terra e la speranza di veder risorgere il Dio vincitore.
Scena 2 – L’Angelo intona una lode alla Resurrezione del Signore e del mondo che egli ha salvato. All’udire quelle parole, Lucifero è mosso a vendetta e proclama la sua intenzione di confondere gli animi umani e impedire alle pie donne di diffondere la notizia che Cristo è risorto.
Scena 3 – Maddalena e Cleofe, giunte al Sepolcro, rammentano che Gesù non ebbe timore di affrontare la morte per loro.
Scena 4 – Cleofe ha l’impressione che il cielo si stia rasserenando, poi nota che la tomba è aperta e che un giovane è assiso a destra. Maddalena esorta l’amica ad avvicinarsi alla misteriosa creatura da cui sente promanare un senso di consolazione. L’Angelo annuncia alle donne che Gesù non è più nella tomba, ma è risorto dai morti e che il felice messaggio deve essere riferito a tutti. Colme di gioia, esse cantano lodi e vanno cercando il Signore.
Scena 5 – Cleofe si imbatte in Giovanni che le domanda dove sia diretta ed ella lo informa della notizia e del modo in cui le è stata rivelata. Poco dopo i due vengono raggiunti da Maddalena, che narra loro come abbia visto il Signore e gli sia corsa incontro per baciargli le piaghe, ma egli le abbia detto di non poter essere toccato e sia scomparso. A quelle parole Giovanni comprende che il tempo del dubbio è finito, Gesù è risorto e con lui il mondo è salvo. Il coro invita a lodare Dio in cielo come in terra.
Parte Prima
SONATA
Aria
ANGELO
Disseratevi, oh porte d’ Averno,
e al bel lume d’un lume ch’
è eterno
tutto in lampi si sciolga l’orror!
Cedete, horride porte,
cedete al re di gloria
che della sua vittoria
voi siete il primo onor.
Recitativo
LUCIFERO
Quale insolita luce
squarcia le tende alla tartarea notte?
Qual eco non più udita
con armonia gradita
fa intorno risonar le Stigie grotte?
Che son del mio valore
Gli applausi, giusti sono
Oggi del vincitore del nero abisso
A cui ritorno
E già mi vendicai
Con fiero sdegno
Che perder già mi fè
Dè cieli il regno.
Aria
LUCIFERO
Caddi, è ver, ma nel cadere
non perdei forza né ardire.
Per scacciarmi dalle sfere
se più forte allor fu Dio,
or fatt’huomo al furor mio
pur ceduo ha con morire.
Recitativo
LUCIFERO
Ma che veggio? dè spirti a me nemici
come un si folto stuolo
per quest’aure annegrite
da miei respiri osa portar il volo?
ANGELO
Né tenebrosi chiostriTacete orridi mostri
E dell’eterno re
Le leggi udite.
LUCIFERO
Chi sei? Chi è questo tuo re,
che dov’io regno a penetrar s’
avanza?
ANGELO
E’re di gloria, è re possente e forte,
cui resister non può la tua possanza.
LUCIFERO
Se parli di chi penso,
pur oggi a morte spinto
negar non può, ch’il mio poter l’ha vinto.
ANGELO
Come cieco t’inganni, e non t’avvedi
che, se morì chi è della vita autore,
non fu per opra tua, ma sol d’amore.
Aria
D’amor fu consiglio
che al Padre nel Figlio
l’offesa pagò,
per render all’huomo
la vita che un pomo
gustato involò.
Recitativo
LUCIFERO
E ben, questo tuo Nume
dell’huomo innamorato
e che per lui svenato
oggi volle morir, che più presume?
L’omaggio a me dovuto
se a rendermi qua giù move le piante,
venga; ma se pretende…
ANGELO
Taci, che or lo vedrai, mostro arrogante.
Vedrai come delusa
da lui fugge la morte,
vedrai come confusa
lo rimira la colpa,
vedrai come atterrito
si nasconde la pena,
vedrai come tu stesso
tremerai genuflessoal suo gran nome.
LUCIFERO
Io tremante! Io si vile! E quando? E come?
Sconvolgerò gli abissi,
dal suo centro commossa
dissiperò la terra,
all’aria coi respiri,
al fuoco coi sospiri,
con gli aneliti al ciel muoverò guerra.
Aria
O voi dell’Erebo
potenze orribili,
su, meco armatevi
d’ira e valor!
E dell’Eumenidi
gli angui terribili
con fieri sibili
ai cieli mostrano,
ch’hanno i suoi fulmini gli abissi ancor.
Recitativo
MADDALENA
Notte, notte funesta,
che del divino sole
con tenebre a duol piangi l’occaso,
lascia che pianga anch’io,
e con sopor tiranno
al giusto dolor mio
deh non turbar l’affanno!
Aria
Ferma l’ali, e su miei lumi
non volar, o sonno ingrato!
Se presumi
asciugarne il mesto pianto,
lascia pria che piangan tanto
questo sangue ha sparso in fiumi
il mio Dio per me svenato.
Recitativo
CLEOFE
Concedi, o Maddalena,
qualche tregua al martire,
che un continuo languire
può con la vita anche scemar la pena,
e per un Dio ch’è mortocosì giusto è’ l dolore,
che non convien di renderlo più corto.
MADDALENA
Cleofe, in vano al riposo
tu mi consigli, ed al mio core amante
sarebbe più penoso ogni momento,
che potesse restar senza tormento.
CLEOFE
Se il tuo giusto cordoglio
sol di pene ha desio,
trattenerlo non voglio,
ma sol unire al tuo affanno il mio.
Aria
Piangete, si, piangete,
dolenti mie pupille,
e con amare stille
al morto mio Signor
tributo di dolor
meste rendete!
Che mentre egli spargea
tutt’intorno il suo sangue in croce,
morendo sol dicea
di pianto: ho sete.
Recitativo
MADDALENA
Ahi dolce mio Signore,
le tue vene già vuote
chiedan di poco umore
momentaneo ristoro,
e il barbaro Israele
bevanda sol di fiele
ti porse: io lo rammento, e pur non moro?
CLEOFE
Ahi popolo crudel, popolo ingrato!
Chi per te già disciolse
duri macigni in liquidi torrenti
di purissimi argenti,
poche stille ti chiede;
tu gli dai mercede
un si amaro liquore:
e in rammentarlo non si spezza il core?
MADDALENA
Oh crude rimembranze!CLEOFE
Oh funeste memorie!
MADDALENA
Tormentatemi pur,
CLEOFE
Si, si, seguite
ad accrescermi il duol,
MADDALENA
che nel tormento
CLEOFE
che nell’angoscia ria
MADDALENA
Io godo ancor,
CLEOFE
Sollievo ancor io sento.
MADDALENA
Se col pensiero afflitto
va lusingando almeno
il mio desire, e parmi aver nel seno
qualche martir del mio Gesù trafitto.
CLEOFE
Se nell’afflitta mente
ho il mio Gesù presente,
e benché esangue ed impiagato, parmi
che basti il volto suo per consolarmi.
Duetto
MADDALENA
Dolci chiodi, amate spine,
da quei piedi e da quel crine
deh passate nel mio sen.
CLEOFE
Cara effiggie addolorata,
benché pallida e piagata,
sei mia vita, sei mio ben.
Recitativo
S. GIOVANNI
Oh Cleofe, oh Maddalena,
del mio Divin Maestro amanti amate,oh quant’invidio, quanto,
quelle che hora versate
stille di puro amor più che di pianto.
Spero presto vederle,
per coronar il mio Signor risorto,
da rugiade di duol cangiarsi in perle.
MADDALENA
Giovanni, tu che fosti
Del mio Giesù discepolo diletto,
e degli arcani suoi
secretario fedel, solo tu puoi
di speme più tranquilla
ravivar nel mio sen qualche scintilla.
S. GIOVANNI
Già la seconda notte,
da ch’egli estinto giacque,
col carro suo di tenebroso gelo
tutta varcò la sommità del cielo,
e del gange su l’acque
attende già la risvegliata aurora
del nuovo sole il lucido ritorno:
ma il nostro sole ancora
a noi tornar promise il terzo giorno.
Consoli dunque il vostro cor, che geme,
una si bella e si vicina speme.
Aria
Quando è parto dell’affetto,
il dolor in nobil petto
non estingue la costanza:
quando è figlia della fede,
mai non cede
al timore la speranza.
Recitativo
CLEOFE
Ma dimmi, e sarà vero
Che risorga Giesù?
S. GIOVANNI
S’egli l’
ha detto,
chi mai di menzognero
oserà d0arguire labbro divino!
MADDALENA
Su! Sunque andiamo, e pria ch’il matutino
Raggio dell’orizonte il lembo indori,
andiam ad osservare al sacro avello,che almen potremmo in quello
con balsami ed odori
unger la fredda esaminata salma
di chi fu già di noi la vita e l’alma.
CLEOFE
Pronta a seguirti io sono,
ma speranza meglior mi rende ardita,
e di Giovanni ai detti
spero viva trovar la nostra vita.
Aria
Naufragando va per l’onde
Debol legno, e si confonde
Nel periglio anch’il nocchier.
Ma se vede poi le sponde,
lo conforta nuova speme,
e del vento più non teme
né del mar l’impeto fier.
Recitativo
S. GIOVANNI
Itene pure, oh fide amiche donne,
al destinato loco,
ch’ivi forse potrete
del vostro bel desio trovar le mete,
mentre io torno a colei, che già per madre
mi diè nell’ultim hore
del suo penoso agone il mio Signore.
MADDALENA
A lei ben opportuno
Il tuo soccorso fia,
che in così duro scempio
qual sia la pena sua, so per la mia.
S. GIOVANNI
Ben d’ogn’altro più grande
Fu il dolor di tal madre
Di tal figlio alla morte,
ma d’ogn’altro più forte
hebbe in soffrirlo il petto, ed hor costante
che ferma più d’ogn’
altra ha la speranza
di vederlo risorto, e se l’ottiene,
la gioja allora compenserà le pene.
Aria
Così la tortorella
talor piange e si lagna,perchè la sua compagna
vede ch’augel feroce
dal nido gli rubò.
Ma poi, libera e bella
se ritornarla sente,
compensa in lieta voce
quel gemito dolente
che mesta già formò.
Recitativo
MADDALENA
Se Maria dunque spera,
e spera ancor Giovanni,
anch’
io dar voglio con si giusta speme
qualche tregua agli affanni;
ma pure chi ben ama sempre teme,
e nell’amante mio misero core
benchè speranza regni,
bandir non può il timore.
Or degli opposti affetti
A chi debba dar fede,
vedrò volgendo il piede
all’adorato speco,
tomba del mio Giesù. Vada Giovanni
a consolar Maria; Cleofe sia meco.
Aria
Ho un non so che nel cor,
che in vece di dolor
gioia mi chiede.
Ma il core, uso a temer
le voci del piacer
o non intende ancor,
o inganno del pensier
forse le crede.
Recitativo
ANGELO
Uscite, pur uscite
Dall’oscura prigione,
ove si lunga ed horrida stagione
questo giorno attendeste, anime belle!
Uscite, pur, uscite,
a vagheggiare, a posseder le stelle!
Di quel Signor, ch’ha vinto
Per voi la morte e’
l contumace averno,
il trionfo seguite:
e voi primi venite,
o primi padri delle humane genti;né s’
odano più lamenti
del vostro anctico errore,
or ch’ebbe insorto un tanto redentore;
seguano gli altri poi,
e per l’orme di luce,
che del divino duce
il glorioso piè stampa nell’ombre,
da questo centro squallido e profondo
sorgan con lui sovra l’aperto mondo.
Ma con eco festiva
Replichi prima il lor devoto labro.
CORO
Il Nume vincitor
trionfi, regni e viva,
per cui Cocito
geme atterrito,
per cui ritorna
la pace al suol!
INTRODUZIONE
Parte Seconda
Recitativo
S. GIOVANNI
Di quai nuovi portenti
Ha la terra oggi ancora il sen fecondo?
Piansero gli elementi
Del loro fabro immortal la morte fiera,
e d’un giorno che spera
di vederlo risorto
con gl’istessi tremori
par che il suolo paventi i primi albori.
Ma forse dell’inferno,
che del Dio vincitor l’hasta percosse,
gli ultimi sforzi son, l’ultime scosse.
Aria
Ecco il sol ch’esce del mare
E più chiaro che non sole
Smalta i prati, i colli indora.
Ma chi sa, che di quel Sole
Ch’oggi in vita ha da tornare
Questo sol non sia l’aurora.
Recitativo
Ma ove Maria dimora
Se ho già vicino il piede,
spero veder ben presto
cangiata la speranza in certa fede,
e senz’alcun periglio
lieta la madre e glorioso il figlio.
Aria
ANGELO
Risorga il mondo
Lieto e giocondo
Col suo Signor!
Il ciel festeggi,
il suol verdeggi;
scherzino, ridano
l’aure con l’
onde,
l’herbe coi fior!
Recitativo
Di rabbia indarno freme
Coi mostri suoi l’incatenato averno;
l’odio che oppresso geme,
la crudeltà che piange,
l’invidia che sospira,
l’empietà che delira,
l’iniquità tremante,
il furor vacillante,
sbigottita la frode,
denso il tradimento,
vilipeso l’orgoglio;
del mio Signor risorto
saran carro al trionfo e base al soglio.
LUCIFERO
Misero! Ho pure udito?
E in van per vendicarmi
Contro forza maggior impugno l’armi?
ANGELO
Si, si, contrasti in van; torna a Cocito!
LUCIFERO
Perché al ciel pria non torna
Il tuo risorto Nume?
ANGELO
Perché pria suole in terra
Far delle glorie sue noto il mistero.LUCIFERO
Noti gli oltraggi miei? No, non fia vero!
Aria
Per celare il nuovo scorno
Le tue faci ancor al giorno
Con un soffio io smorzerò;
e con tenebre nocenti
delle infirme humane menti
ogni idea confonderò.
Recitativo
ANGELO
Oh come cieco il tuo furor delira!
Mira, folle, deh mira
Le donne pie che all’incauto sasso,
sepolcro già delle divine membra,
movon veloce il passo!
A loro il Ciel commanda
Ch’io l’arcano riveli,
ond’esse in publicarlo
agli altri poi ne sian trombe fedeli.
Duetto
LUCIFERO
Impedirlo saprò!
ANGELO
Duro è il cimento,
LUCIFERO
Ho ardir che basta.
ANGELO
Lo dirà l’
evento!
Recitativo
MADDALENA
Amica, troppo tardo
Fu il nostro piè; già il sol sull’etra ascende.
CLEOFE
Fu il cor troppo codardo,
che della terra a gl’improvisi moti
fè i nostri passi rimanere immoti.
MADDALENAOr chi sa se potremo
Ricercar nella tomba il mio tesoro.
CLEOFE
Se son desti i custodi, io ben ne temo.
MADDALENA
Jo temo ancora, ma più il mio Nume adoro.
Aria
Per me già di morire
Non pavento Giesù.
Egli mi da l’ardire;
per lui nulla pavento
né morte né tormento;
quando ho Giesù nel cor non temo più.
Recitativo
LUCIFERO
Ahi abborrito nome,
ahi come rendi, come,
ogni mio sforzo imbelle!
Ahi che vinto e confuso,
atterrito e deluso
fuggo il ciel, fuggo il suolo, fuggo il mondo,
e del più cupo abisso
torno a precipitar nel sen profondo.
Aria
CLEOFE
Vedo il ciel, che più sereno
Si fa intorno e più risplende;
e di speme nel mio seno
più bel raggio ancor s’accende.
Recitativo
MADDALENA
Cleofe, siam giunte al luogo,
ove tomba funesta
dell’amato Signor coprì la salma.
CLEOFE
Parmi veder – si, si vedo ben certo
Ch’è già l’avello aperto,
e su la destra sponda
siede con bianca stuola
un giovane vestito.
MADDALENA
Oh quale spira
Grazia dal volto suo, che mi consola!
Appressiamoci a lui, che già ne mira!
ANGELO
Donne, voi ricercate
Di Giesù Nazareno,
ove giacque già morto;
ora non è più qui, ma è già risorto.
Al vostro puro affetto
Giusto è che diano i cieli
Così bella mercede,
e un tal mistero a voi prima si sveli,
per far araldi poi della sua fede.
Itene dunque a publicarlo, e sia
Premio del vostro pianto
Della gioja comune il primo vanto.
Aria
Se per colpa di donna infelice
All’huomo nel seno la morte
Il crudo veleno sgorgò,
dian le donne la nuova felice,
che chi vinse la morte già morto,
poi risorto la vita avvivò.
Recitativo
MADDALENA
Mio Giesù, mio Signore,
già che risorto sei,
perché, perché ti ascondi a gli occhi miei?
Può ben la fede, è vero,
far che l’amore adori il gran mistero;
ma come può l’amore
esser contento e pieno,
se non manda il suo ben per gli occhi al core?
Vò cercarti per tutto;
né sarà forse in vano,
che da chi ben ti cerca,
mai, dolce mio tesor, tu vai lontano.
Aria
Del cielo dolente
L’ondosa procella
In Iride bella
Cangiando sen va.
E il core che già sente
Vicino il suo SoleDa mesto e languente
Sereno si fa.
Recitativo
CLEOFE
Si, si, cerchiamo pure l’
orme del nostro amor; che fortunata
Sarà ben chi lo trovi!
Verso il bosco io men vado,
mentre tu verso gli orti i passi movi.
Aria
Augelletti,
ruscelletti,
che cantando, mormorando,
date lodi al mio Signore,
insegnatemi dov’è!
Fiori ed herbe,
già superbe
di lambir le sacre piante,
deh mostrate a un cor amante
le bell’orme del suo piè!
Recitativo
S. GIOVANNI
Dove si frettolosi,
Cleofe, rivolgi i passi?
CLEOFE
In traccia di Giesù ch’
è già risorto,
come ancora Maddalena.
S. GIOVANNI
Onde il sapeste?
CLEOFE
Sovra l’aperto avello
Così a noi rivelò labro celeste.
S. GIOVANNI
Così la madre a me poc’
anzi ha detto,
a cui prima d’ogn’ altra
del figlio apparve il glorioso aspetto.
CLEOFE
Oh come lieta avrà quel figlio accolto!
S. GIOVANNI
Parve ch’il suo bel volto,
di stille lacrimose humido ancora,del sol divino all’
improviso raggio
fosse traviso e pinto, un’altra aurora.
Poi la gioja veloce
Corse dal seno al labro in questa voce:
Aria
Caro figlio, amato Dio,
già il cor mio
nel vederti esce dal petto!
E se lento
Fu in rapirmelo il tormento,
me lo toglie ora il diletto.
Recitativo
MADDALENA
Cleofe, Giovanni, udite,
udite la mia nuova alta ventura!
Ho veduto in quest’horto il mio Signore,
che havea d’un suo guardian preso figura,
ma dalle rozze spoglie
uscia luce sì pura e così ardente,
che pria degl’occhi il ravvisò la mente.
Poi conobbi quel viso,
in cui, per farsi bello,
si specchia il paradiso;
vidi le mani ancora, vidi le piante,
ed in esse mirai, lucide e vaghe,
sfavillar come stelle
quelle che furon pria funeste piaghe.
A baciarle il labro allor s’accinse,
ma Giesù mi respinse, e dirmi parve:
tu non mi puoi toccar! Poscia disparve.
S. GIOVANNI
Non si dubiti più!
CLEOFE
Cessi ogni rio timore!
MADDALENA
E’risorto Giesù.
S. GIOVANNI
Viva è la nostra vita.
CLEOFE
Il nostro amore.
AriaMADDALENA
Se impassibile, immortale
Sei risorto, oh Sole amato,
deh fa ancor ch’ogni mortale
teco sorga dal peccato!
Recitativo
S. GIOVANNI
Si, si col redentore
Sorga il mondo redento!
CLEOFE
Sorga dalle sue colpe il peccatore!
MADDALENA
Ed al suo fabro eterno
Ogni creatura dia lodi ed honore.
CORO
Dia si lode in cielo, in terra
A chi regna in terra, in ciel!
Che risorto hoggi alla terra
Per portar la terra al ciel.

F. POULENC - QUARTE MOTETS POUR UN TEMPS DE PENITENCE

Poulenc è stato descritto come “mezzo monaco, mezzo mascalzone”, ma con il progredire della sua carriera, sembra essere diventato sempre più spirituale. Questi quattro composizioni del 1939 sono tra le sue opere corali più note.

 

Nel 1936 l’amico Pierre-Octave Ferroud muore orribilmente in un incidente d’auto. Poulenc ne è duramente colpito, tanto che una sorta di crisi spirituale lo porta a effettuare un pellegrinaggio a Rocamadur. Per via di questa esperienza mistica scrive le Trois litanies à la Vierge Noire de Rocamadur. È un lavoro in cui Poulenc sceglie per il coro e l’organo una scrittura modaleggiante senza indugiare in stereotipi, vicina alla pronuncia delle parole, e conduce l’opera attraverso un percorso drammatico che solo nella conclusione trova la sua pace. Seguono una Messa nello spirito gagliardo del cattolicesimo militante dell’epoca, priva stranamente di Credo, e soprattutto i quattro Motets pour un temps de pénitence che, nella loro scrittura per voci sole su tradizionali testi latini, rivelano un nuovo Poulenc, che non si preoccupa più di nascondere umanità e sofferenza dietro gli spiritosi calembours della buona società. È una scrittura corale che unisce semplicità e potenza, chiarezza ed espressione dolorosa, e che proprio per questo cominciamo solo ora a capire, dopo anni di luoghi comuni della critica che volevano sempre una rigorosa coincidenza fra profondità di espressione e durezza e astrusità di scrittura.

Quatre Motets pour un temps de penitence:

  • Timor et tremor venerunt super me
  • Vinea mea electa
  • Tenebrae factae sunt
  • Tristis est anima mea

F. J. HAYDN - LE ULTIME SETTE PARIOLE DI CRISTO SULLA CROCE

Haydn  era  già  un  affermato  compositore  quando  ottenne  la  commissione, alla  fine  del  1785,  da parte  del  marchese  di  Valdes-Inigo,  canonico  della Chiesa  del  Rosario  a  Cadice  (Spagna),  affinché componesse  un  brano  strumentale per illustrare le sette parole di Cristo sulla Croce. Era, infatti, consuetudine  che,  durante  il  Venerdì  Santo  all’interno  della  cripta  Santa  Cueva., il  vescovo  celebrasse  un  ufficio  con  un’omelia  nella  quale  si  commentavano le sette parole. Fu volontà del committente che l’opera dovesse consistere in un’ introduzione, seguita da sette brani adagio.

Titolo di varie composizioni ed in uso  già  dalla  tarda  epoca  medievale,  Le  ultime  sette  parole  di Cristo  sulla Croce veniva  utilizzato  per  commemorare  le  ultime  parole  (il  numero  sette è  simbolico)  che,  secondo  la  narrazione  dei  vangeli,  Gesù  Cristo  avrebbe pronunciato durante l’agonia sulla Croce.

Ciò che colpisce sempre di questo capolavoro, “Le sette ultime parole di Cristo sulla croce”, composto da Franz Joseph Haydn nel febbraio del 1797, soprattutto nella sua versione originale per orchestra, sono la forza e la dignità che vengono opposte al dolore. Ma anche la leggerezza, la lievità, nonostante la morte imminente, e il senso di pietà per la sofferenza che domina la scena. Chi si avvicina a questa pagina – scritta per le cerimonie del Venerdì santo, dunque per la Pasqua – con sentimento cristiano, scopre una musica che racconta la Passione, quasi in modo programmatico, e ne ha una vertigine spirituale; chi la ascolta con un approccio totalmente laico, scopre una partitura frutto dell’Haydn più maturo, artefice massimo del Classicismo viennese (Mozart era morto già da cinque anni), e protagonista di uno dei cambiamenti epocali nella storia della musica, per la sistemazione definitiva della sinfonia. La composizione, infatti, è arrivata sino a noi, nonostante una chiara indicazione di fede, con la forza della musica pura, e la versione per quartetto d’archi ne è un esempio formidabile: Haydn ha infatti sempre considerato questo uno dei suoi lavori più riusciti, tanto da convincersi a scriverne una riduzione cameristica per sopperire alle esigenze dei musicisti dilettanti che erano privi di orchestra, e in seguito una versione per pianoforte, e in ultimo una per coro e orchestra.
E’ lo stesso Haydn che, nell’inviare la partitura definitiva all’editore Breitkopf & Härtel per la pubblicazione, spiega in prefazione la genesi di questo lavoro: «Circa quindici anni fa mi fu chiesto da un canonico di Cadice [nella Spagna del Sud] di comporre della musica per “Le ultime sette Parole del Nostro Salvatore sulla croce”. Nella cattedrale di Cadice era tradizione produrre ogni anno un oratorio per la Quaresima, in cui la musica doveva tener conto delle seguenti circostanze. I muri, le finestre, i pilastri della chiesa erano ricoperti di drappi neri e solo una grande lampada che pendeva dal centro del soffitto rompeva quella solenne oscurità. A mezzogiorno le porte venivano chiuse e aveva inizio la cerimonia. Dopo una breve funzione il vescovo saliva sul pulpito e pronunciava la prima delle sette parole (o frasi) tenendo un discorso su di essa. Dopo di che scendeva dal pulpito e si prosternava davanti all’altare. Questo intervallo di tempo era riempito dalla musica. Allo stesso modo il vescovo pronunciava poi la seconda parola, poi la terza e così via, e la musica seguiva al termine ogni discorso. La musica da me composta dovette adattarsi a queste circostanze e non fu facile scrivere sette Adagi di dieci minuti l’uno senza annoiare gli ascoltatori: a dire il vero mi fu quasi impossibile rispettare i limiti stabiliti»

Struttura

  • Introduzione – Maestoso e adagio
  • Sonata I – Pater, dimitte illis quia nesciunt quid faciunt – Largo
  • Sonata II – Hodie mecum eris in Paradiso – Grave e cantabile
  • Sonata III – Mulier, ecce filius tuus – Grave
  • Sonata IV – Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me? – Largo
  • Sonata V – Sitio – Adagio
  • Sonata VI – Consummatum est – Lento
  • Sonata VII – In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum – Largo
  • Il terremoto – Presto e con tutta forza

Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Eisenstadt, Eszterhàza, 11 Febbraio 1787
Edizione: Artaria, Vienna, 1787

Nella partitura originale il titolo è “Musica instrumentale sopra le sette ultime parole del nostro Redentore in croce, ovvero Sette Sonate con una Introduzione e alla fine un Terremoto”. C’è dunque tutta la Passione come evento che scarnifica e lascia spogli davanti al dolore fisico ed emotivo, introdotta da una dolente e maestosa colorazione orchestrale. Il resto della composizione, che secondo gli storici fu eseguito in prima assoluta il Venerdì Santo del 1786, si snoda in sette Sonate, meditative, che intendono accompagnare le ultime frasi pronunciate da Cristo sulla croce, tutte in tempi lenti tranne la Conclusione, un Presto che descrive il terremoto che scosse il Calvario, secondo il Vangelo di Matteo.
Certo alla fine del Settecento, a Vienna, non si parla ancora di vera e propria “musica a programma”, tuttavia è indicativo della tensione presente nell’animo di Haydn il fatto che, nel momento in cui l’editore pubblica il lavoro, il compositore fa inserire all’inizio di ogni Sonata il testo delle sette parole sotto la parte del primo violino, in modo che gli esecutori si possano concentrare sul contenuto di quanto suonano. Eccole:
«Pater, dimitte illis, quia nesciunt quid faciunt», Sonata I, Largo, un motivo dolce e delicato, sorretto da marcate pulsazioni iniziali e da una melodia tenera e aperta al perdono;
«Hodie mecum eris in Paradiso», Sonata II, Grave e cantabile, con gli archi che quasi sottolineano la gioia del ladrone nel sentirsi riscattato e nel morire con una speranza;
«Mulier, ecce filius tuus», Sonata III, Grave, molto mozartiano nel respiro orchestrale, capace di allontanare la tragedia della morte con la tenerezza;
«Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me?», Sonata IV, Largo, un tema austero, rigoroso, pensato per dipingere l’inquietudine dell’uomo davanti alla fine imminente;
«Sitio», Sonata V, Adagio, il momento dell’invocazione drammatica della sete di Cristo. Con il pizzicato iniziale degli archi che trapunta la sofferenza nel modo più delicato possibile;
«Consummatum est», Sonata VI, Lento, momento tenebroso e triste, ma anche qui alleggerito da una melodia di archi e fiati, cantabilissima, che non lascia spazio all’angoscia;
«In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum», Sonata VII, Largo, la sezione più drammatica, dove Gesù morente affida il suo Spirito al Padre. Un impasto orchestrale riempie il vuoto lasciato dalla vita che si spegne.
La progressione drammatica, sino all’epilogo, è affidata al Terremoto. E qui l’indicazione di Haydn è chiara: “Presto e con tutta la forza”. Ed è questa forza, estremamente energica persino a livello timbrico, che Savall chiede ai musicisti della sua creatura, il Concert des Nations. Commenta in modo acuto Terenzio Sacchi, fondatore dell’Orchestra Virtuale del Flaminio: «Possiamo soltanto immaginare l’effetto terrificante che questo brano in do minore, irto di dissonanze, tremoli, veloci trilli, note accentate e ribattute, doveva avere sugli ascoltatori del 1787, che non conoscevano ancora la musica di Berlioz, di Wagner o di Mahler». E proprio nel mettere in musica il Terremoto sul Golgota nella scrittura quartettistica, Haydn sembra soffermarsi sulla situazione psicologica non solo del Cristo ma di tutti i presenti che osservano la scena sotto il Calvario e, come ha scritto il musicologo Ennio Melchiorre, sottolinea un episodio che va oltre le nostre possibilità di razionale comprensione con «violente strappate degli archi in un contesto di sonorità marcate», quasi a invitare l’ascoltatore a riflettere sul possibile e insondabile «dramma dell’avventura umana».

P. MASCAGNI - CAVALLERIA RUSTICANA, "INNO DI PASQUA"

Uno degli inni più belli alla Risurrezione di Cristo, È quello della “Cavalleria Rusticana”, il capolavoro di Pietro Mascagni (1890); un’ opera nella quale forse non ci aspetteremmo di trovare una musica religiosa: “Inneggiamo al Signore Risorto”.

Vera Baniewicz · Agnes Baltsa · Plácido Domingo · Philharmonia Orchestra · Giuseppe Sinopoli

Ma la drammatica vicenda, scritta da Giovanni Verga e portata in libretto da Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, è immaginata svolgersi proprio “nel giorno di Pasqua”.

Ecco perché Mascagni ha composto questa stupenda aria di soprano.
La fede di Santuzza, che non vuol perdere il suo amato Turiddu, fa unire la voce di lei a quella del popolo in preghiera, rappresentato dal doppio coro, esterno e interno alla chiesa.

Trama _ ATTO UNICO

L’azione i svolge nella piazza nella quale si trovano una chiesa e l’osteria di Lucia il giorno di Pasqua.
Turiddu canta una serenata a Lola, della quale è perdutamente innamorato; prima di partire per il servizio militare le ha giurato amore eterno, ma la giovane durante la sua assenza ha sposato Alfio, il carrettiere.
Turiddu per vendicarsi inizia a corteggiare Santuzza, ma dopo averla sedotta la trascura. Il giovane si aggira nei pressi della casa di Alfio che spesso assente non si accorge di nulla.
Santuzza, angosciata e preoccupata, cerca Turiddu per parlargli e chiedere spiegazione del suo comportamento; entra allora nella casa di Lucia, madre del giovane e le confida quanto sta succedendo svelandole i suoi sentimenti e la sua disperazione: oramai è disonorata ed abbandonata.
Arriva Turiddu e i due discutono animatamente finchè passa Lola che si sta recando alla messa di Pasqua sola perché il marito lavora. Le due donne si scambiano battute ironiche.
Poco dopo Lola è seguita da Turiddu, insensibile all’implorazione di Santuzza che gli augura la mala Pasqua e decide, vedendolo arrivare, di rivelare quanto succede ad Alfio.
Dopo la messa la piazza torna a popolarsi. Turiddu offre agli amici nell’osteria della madre Lucia un bicchiere di vino e ne offre uno anche ad Alfio che, sdegnato, nel rifiutarlo lo abbraccia e gli morde l’orecchio sfidandolo a duello.
Turiddu, che si finge ubriaco, rivolge commosse parole di saluto alla madre a cui affida Santuzza e va ad incontrare il rivale.
Poco dopo il grido di una popolana:- Hanno ammazzato compare Turiddu!- annuncia il tragico esito del duello.

Inneggiamo, il Signor non è morto!
Inneggiamo al Signore risorto!
Oggi asceso alla gloria del Ciel!

Inneggiamo, il Signor non è morto,
Ei fulgente ha dischiuso l’avel!
Inneggiamo al Signore risorto!
Oggi asceso alla gloria del Ciel!

G. MAHLER - SINFONIA N.2, "RESSUREZIONE"

Trasformazione e Catarsi. Caducità terrena e sublimazione divina. Morte e Resurrezione. La sintesi artistica di queste dicotomie trova il suo esito altissimo nella monumentale sinfonia n. 2 in do minore di Gustav Mahler, significativamente battezzata, appunto, “Resurrezione”, ascolto che chiude questo breve percorso musicale.

« Ho chiamato il primo movimento Totenfeier e, se vuole saperlo, è l’eroe della mia Prima Sinfonia che io porto a seppellire. »
(Gustav Mahler, lettera del 26 marzo 1896 a Max Marschalk)

Le origini della seconda sinfonia si ricollegano alla conclusione della lunga composizione della prima sinfonia: Mahler aveva completato nell’agosto del 1888 un poema sinfonico detto Totenfeier(celebrazione della morte), che in seguito sarebbe diventato il primo movimento della sinfonia. Anche alcuni abbozzi del secondo movimento risalgono a quell’anno. Mahler rimase in dubbio per cinque anni se fare di Totenfeier il movimento di apertura di una nuova sinfonia, finché nel luglio del 1893 compose il secondo, il terzo ed il quarto movimento. Rimaneva il problema del finale della sinfonia: Mahler desiderava un finale in cui intervenissero le voci, così come era stato per la Nona Sinfonia di Beethoven e ciò avrebbe reso inevitabile il confronto diretto fra le due sinfonie. Un altro punto aperto era la ricerca del giusto testo da mettere in musica per il finale. La soluzione decisa fu ispirata da una cerimonia commemorativa per il direttore d’orchestra Hans von Bülow[5] tenuta ad Amburgo il 29 marzo 1894, quando il coro intonò il corale Risorgere di Friedrich Gottlieb Klopstock. Mahler compose il finale fra il giugno ed il luglio del 1894 e completò la sinfonia il 18 dicembre 1894, al termine di un lavoro durato sette anni.

https://youtu.be/sHsFIv8VA7w

Sinfonia n. 2 in do minore “Risurrezione”

in cinque tempi per soprano e contralto soli, coro misto ed orchestra

Musica:
Gustav Mahler

  1. Allegro maestoso. Mit durchaus ernstem und feierlichem Ausdruck
    (Allegro maestoso. Con espressione assolutamente seria e solenne)
  2. Andante moderato. Sehr gemächlich
    (Andante moderato. Molto comodo)
  3. In ruhig fließender Bewegung
    (Con movimento tranquillo e scorrevole)
  4. “Urlicht” (Luce primigenia) – Sehr feierlich, aber schlicht, Choralmässig
    (Molto solenne ma con semplicità, come un corale)
    testo tratto da “Die Wunderhorn” di Ludwig Achim von Arnim e Clemens Brentano (vedi al n. 23/8 la versione per voce e orchestra)
  5. Im Tempo des Scherzo. Wild herausfahrend. Allegro energico. Langsam. Misterioso
    (Tempo di Scherzo. Selvaggiamente. Allegro energico. Lento. Misterioso)
    contiene l’inno “Die Auferstehung” (La Resurrezione) di Friedrich Klopstock rielaborato da Malher

Organico: soprano, contralto, coro misto, 4 flauti (3 e 4 anche ottavino), 4 oboi (3 e 4 anche corno inglese), 3 clarinetti (3 anche clarinetto basso), 2 clarinetti piccoli, 4 fagotti (4 anche controfagotto), 10 corni (dal 7 al 10 anche “in lontananza”), 10 trombe (4 “in lontananza”), 4 tromboni, basso tuba, timpani, grancassa, piatti, triangolo, 2 tam-tam, frusta, Glockenspiel, 3 campane, arpa, archi, organo
Edizione: Hofmeister, Lipsia, 1897
Prima esecuzione: Berlino, Singakademie am Unter den Linden, 13 Dicembre 1895

Il Lied “Urlicht” (Luce primigenia) inserito nel secondo tempo, è tratto da “Die Wunderhorn” di Ludwig Achim von Arnim e Clemens Brentano (vedi al n. 23/8 la versione per voce e orchestra) mentre il quinto tempo contiene l’inno “Die Auferstehung” (La Resurrezione) di Friedrich Klopstock rielaborato da Malher.

Testo delle parti vocali

 

Urlicht Luce primigenia
O Ròschen roth!
Der Mensch liegt in gròsster Noth!
Der Mensch liegt in gròsster Pein!
Lieber mòcht’ich in Himmel sein.
Da kam ich auf einem breiten Weg;
Da kam ein Engelein und wollt mich abweisen;
Ach nein! Ich liess mich nicht abweisen.
Ich bin von Gott und will wieder zu Gott!
Der liebe Gott wird mir ein Lichtchen geben,
Wird leuchten mir bis in das ewig selig Leben!
O rossa rosellina!
L’uomo è nella più grande miseria!
L’uomo è nella più grande pena!
Preferirei essere in ciclo.
Allora ho preso una larga strada;
Allora è venuto un angioletto e mi voleva respingere.
Oh no, non mi sono lasciato respingere.
Io sono di Dio e a Dio voglio tornare!
Il buon Dio mi darà un lumicino
che mi farà luce fino all’eterna vita beata!
Die Auferstehung La Resurrezione
Chor und Sopran Coro e Soprano
Aufersteh’n, ja aufersteh’n wirst du, mein Staub,
nach kurzer Ruh!
Unsterblich Leben! Unsterblich
Leben wird Der dich rief, dir geben.
Wieder aufzublùh’n wirst du gesàt!
Der Her der Ernte geht
Und sammelt Garben
Uns ein, die starben!
Risorgerai, si risorgerai, mia polvere,
dopo un breve riposo!
Vita immortale! Immortale
vita ti darà colui che ti chiamò.
Di nuovo sarai seme per rifiorire!
Va il padrone àelraccolto
e raccoglie covoni
di noi che morimmo!
Alt solo Contralto solo
O glaube, mein Herz, O glaube:
es geht dir nichts verloren!
Dein ist, dein, ja dein, was du gesehnt!
Dein, was du geliebt, was du gestritten!
Credi, mio cuore, credi:
nulla andrà perduto per te!
Tuo è, tuo, sì tuo quello a cui anelavi!
Tuo quello che hai amato, per cui hai lottato!
Sopran solo Soprano solo
O glaube: du wardst nicht umsonst geboren!
Hast nicht umsonst gelebt, gelitten!
Credi, non sei nato invano!
Non invano hai vissuto, sofferto!
Chor und Alt Coro e contralto
Was entstanden ist, das muss vergehen!
Was vergangen, aufersteh’n!
Hòr’ auf zu beben!
Bereite dich zu leben!
Ciò che è nato deve perire!
Ciò che è passato risorgere!
Smetti di tremare!
Preparati a vivere!
Sopran und Alt solo Soprano e Contralto
O Schmerz! Du Alldurchdringer!
Dir bin ich entrungen!
O Tod! Du Allbezwinger!
Nun bist du bezwungen!
Mit Flugeln die ich mir errungen.
In Liebesstreben werd’ ich entschweben
Zum Licht zu dem kein Aug’ gedrungen.
Dolore! Tu che tutto pervadi!
io ti sono sfuggito!
Morte! Tu che tutto soggioghi!
Adesso sei tu soggiogata!
Con ali che mi sono conquistato
in brama d’amore mi librerò nell’aria
verso la luce che nessun occhio ha penetrato.
Chor Coro
Mit Flugeln die ich mir errungen,
Werd ich entschweben!
Aufersteh’n, ja aufersteh’n wirst du
mein Herz, in einem Nu!
Was du geschlagen
Zu Gott wird es dich tragen!
Con ali che mi sono conquistato,
mi librerò nell’aria!
Risorgerai, si risorgerai
mio cuore, in un attimo!
Quello per cui hai combattuto
ti porterà a Dio!